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IL SELF RESCUE

 
http://www.kite-tecnica.it/selfrescue.htm
 
Premessa
A volte nelle nostre uscite in Kitesurf, per vari motivi, siamo costretti a rientrare a riva in emergenza, la manovra del Self Rescue è quella serie di operazioni che ci consentono di tornare in spiaggia restando in possesso dell’attrezzatura, sfruttandone nel frattempo la sua trazione.
 
Presupposti basilari:
1) Non farsi prendere dal panico.
2) Sapere esattamente cosa e come si deve fare.
3) Avere l’attrezzatura efficiente.
 
Consigli:
1) Non allontanarsi mai troppo dalla costa (la legislazione prevede massimo un miglio,1852 metri).
2) Esercitarsi a terra per impratichirsi a secco sulla procedura, magari con una vecchia ala per non danneggiare quella in normale uso.
3) Per nessun motivo abbandonare l’ala o la tavola, in caso di emergenza estrema servono da appoggio e soprattutto son ben visibili da elicottero o natante di soccorso, sono un rifugio.
4) Valutare sempre prima delle nostre uscite: le nostre capacità tecniche, condizioni fisiche e le condimeteo, avvertire qualcuno a terra che siamo in mare.
 
Procedura
1° Caso - Assenza di vento
Nello sfortunato caso che il vento sia cessato completamente, o che la sua intensità non generi sufficiente trazione sull’ala, operare come di seguito descritto:
Assicuriamoci di non aver perso la tavola, manteniamola accanto noi, l’ideale sarebbe avere un leash/sagoletta di riserva, legata al trapezio,
da usare per trattenere la tavola, (è difficile lo so!).
Avvolgere sulla barra un paio di metri di cavo (quello dove è collegato il leash, almeno 8/10 volte) per far mettere l’ala a bandiera, rifare poi tutti i cavi sulla barra, assicurare i cavi con un paio di mezzi colli sulla barra Fig. 5, sgonfiare l’ala ed arrotolarla al meglio mettendo dentro di essa la barra, metterla sulla tavola e appoggiandosi ad essa e nuotare verso riva (Fig.1).
 

2° Caso - Presenza di vento
In presenza di vento, che deve soffiare dal mare (on shore/side on shore), se per un qualsiasi motivo non riusciamo o
non possiamo fare il rilancio dell’ala dall’acqua operare come di seguito descritto:
Assicuriamoci di non aver perso la tavola, manteniamola accanto noi, l’ideale sarebbe avere un leash/sagoletta, legata al trapezio,  di riserva da usare per trattenere la tavola, (è difficile lo so!).
Avvolgere sulla barra un paio di metri di cavo (quello dov’è collegato il leash, almeno 8/10 volte), per far mettere l’ala a bandiera ed assicurarlo con un paio di mezzi colli, rifare poi tutti i cavi sulla barra per almeno 15 volte, per fermare il tutto dare due/tre giri intorno alla barra, finire di rifare tutti i cavi sulla barra, in questo modo si avvicina l’ala a noi, assicurare adesso i cavi con un paio di mezzi colli sulla barra.
 
A questo punto la situazione è la seguente: tavola presso di noi (speriamo!!), barra con i cavi avvolti e bloccata dai mezzi colli, ala a bandiera (data dalla differenza di cavo di sicurezza preventivamente avvolto alla barra), ala vicino a noi con la Leading Edge sull’acqua.

In queste condizioni far capovolgere l’ala con l’estradosso sull’acqua (è la stessa tecnica che si fa a terra per rovesciare l’ala), afferrare un tip (quello rivolto verso terra), Fig.6, mettere la tavola dentro l’ala con le pinnette rivolte in su per non danneggiare il canopy riporre anche la barra, afferrata la briglia posta in alto far assumere all’ala la forma a “C” che ci consente con un vento da mare di essere trainati per rientrare. Una sequenza riepilogativa.
 
Nota: Le moderne ali hanno all’interno dei tips delle maniglie che possono essere afferrate e facendo assumere all’ala la forma a “C” essere trainati a riva.
Consiglio: Mettetevi in piedi, per rientrare a riva, solo quando siete vicino al bagnasciuga per almeno 10 metri e non prima, in quanto la variazione d’altezza della sabbia/mare sul fondo potrebbe essere tale da non farvi toccare, a questo punto per rientrare, stanchi ed incasinati, potrebbe essere un problema.

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Precedenze Kitesurf

 
 
https://www.kitegeneration.it/precedenze-kitesurf/


 
 
Le precedenze in acqua sono regolamentate dal N.I.P.A.M. (Norme Internazionali per Prevenire gli Abbordaggi in Mare, dove per abbordaggi si intendono le collisioni). Il N.I.P.A.M. stabilisce chi ha diritto di rotta e il comportamento che le imbarcazioni devono adottare in caso di incroci.
 
In pratica, ogni volta che le rotte di due imbarcazioni si incrociano, chi ha diritto di precedenza deve mantenere la propria andatura mentre l’altra imbarcazione esegue la manovra di disimpegno modificando la propria rotta. Comunque entrambi dovranno agire per evitare ogni possibilità di collisione.
 
Di seguito sono riportate le norme di precedenza generali valide tra tutti i tipi di imbarcazione. Ricordiamo che nel determinare il diritto di rotta il kitesurf è da considerarsi come una qualsiasi imbarcazione a vela.
 
Un ringraziamento speciale, per le delucidazioni e le immagini, a Mirco Babini e a CKI (Classe Kiteboarding Italia).
 
 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.1
 
Le barche a motore devono dare precedenza alle unità a vela; fanno eccezione i mezzi di pubblico servizio, imbarcazioni in avaria o in difficoltà di manovra o unità dedite alla pesca.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.2
 
In caso di incroci tra unità a vela che procedono su mure diverse, chi naviga mura a sinistra deve lasciare libera la rotta a chi naviga mura a destra.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.3
 
In caso di incroci tra unità a vela che procedono sulle stesse mura, chi si trova sopravento deve lasciare libera la rotta a chi si trova sottovento.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.4
 
Tra unità a vela che navigano sulle stesse mura ma con velocità diverse, quella che sorpassa sopraggiungendo da dietro deve lasciare libera la rotta a quella più lenta.
 

Precedenze nel Kitesurf – Norma N.5
 
In presenza di ostacoli bisogna tenersi discosti e dare possibilità ad eventuali altre unità presenti di manovrare liberamente per evitare a loro volta l’ostacolo.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.6
 
Ci si deve tenere a debita distanza da campi di regata e di allenamento autorizzati, nonchè ad aree di accesso a porti, zone dedicate alla balneazione, scali e attracchi di mezzi di servizio pubblico.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.7
 
Se due kitesurf, pur non avendo traiettorie coincidenti, navigano a distanze ravvicinate, quello che naviga sottovento deve tenere basso il kite, quello che naviga sopravento deve tenere alto il kite. Questa norma vale sia per kitesurf che navigano sulla stessa rotta che kitesurf che navigano su rotte differenti.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.8
 
Il kitesurf che manovra, cambia mura, salta, procede con posture diverse da quelle di normale navigazione (blind, toe side), esegue loop o movimenti a otto del kite, perde il diritto di precedenza. Chi esegue queste manovre, deve tenersi a distanza di sicurezza da altre imbarcazioni/kitesurf.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.9
 
In prossimità dei corridoi di lancio, i kitesurf che stanno navigando devono dare la precedenza a quelli che hanno fatto decollare il kite e che stanno entrando in acqua.
Chi sta facendo decollare il kite in spiaggia, prima di lanciarlo, deve comunque accertarsi che il corridoio di lancio sia libero.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.10
 
E’ vietato fare evoluzioni con kite, saltare, surfare l’onda nei corridoi di lancio. I corridoi di lancio devono essere utilizzati solo per raggiungere l’area di navigazione.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.11
 
Le manovre di decollo e di atterraggio del kite devono essere effettuate con la massima prudenza, evitando di rimanere con il kite in volo più del tempo necessario.
E’ assolutamente pericoloso e vietato fare evoluzioni con il kite in spiaggia.
 

 
Precedenze nel Kitesurf – Norma N.12
 
Il kitesurf che sta surfando un’onda frangente ha diritto di precedenza, indipendentemente dalle mura.
Se più kitesurf stanno surfando la stessa onda, ha precedenza chi si trova più vicino al punto in cui l’onda frange.


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MATERIALI: KITE, TAVOLE, EQUIPAGGIAMENTO     


IL KITE  
Kite tradotto dall’inglese significa semplicemente aquilone; quello che andremo ad utilizzare però non è certo il classico “cervo volante” con cui giocavamo da bambini, ma un vero e proprio attrezzo sportivo. Opportunamente manovrato, il kite può generare una forza tale da sollevare il nostro peso con facilità, così come può rimanere stabile, in attesa di un comando, senza sviluppare trazione.
Esistono kite a cassoni (foil), simili a vele da parapendio, ma di minori dimensioni. Sono costituiti da varie celle che si gonfiano per effetto del vento che entra da apposite bocche.  Le ali a cassoni una volta in volo mantengono la loro forma grazie a un sistema di briglie, a cui si collegano 2 o 4 cavi per il pilotaggio. La loro leggerezza li rende in grado di volare anche con vento  molto leggero. Sono ali perfette per essere utilizzate a terra, per esempio per praticare buggy o kitesnow, ma anche per i nostri primi esercizi. In acqua invece si utilizzano prevalentemente i kite gonfiabili.

Come il nome stesso suggerisce, queste ali sono caratterizzate da una struttura di camere d’aria (bladders) che vengono gonfiate prima di utilizzare la vela e le conferiscono rigidità e stabilità di forma. I kite gonfiabili hanno permesso la grande diffusione del kitesurf, grazie alla loro facilità di rilancio dall’acqua e alla maggior semplicità di gestione. Andiamo quindi a conoscerli più dettagliatamente.  
Analizziamo le varie parti che compongono la nostra ala:  
l’estradosso (upper skin): è la  superficie esterna dell’ala; l’intradosso (lower skin): è la superficie interna; il bordo d’entrata o bordo di attacco (leading edge): è  la parte anteriore dell’ala, la prima che viene colpita dal vento.  il bordo d’uscita (trailing edge): è la parte posteriore dell’ala.  
Quando un flusso d’aria colpisce il bordo d’entrata si divide: una parte dell’aria scorre sull’estradosso e parte sull’intradosso, per ricongiungersi sul bordo di uscita. Come vedremo meglio in seguito, questo fenomeno è quello che permette al kite di volare.  
Nei kite gonfiabili forma e rigidità sono assicurate da alcuni tubolari gonfiabili in lattice (bladders) che sono inseriti all’interno di tasche della vela (struts). I bladders hanno una o due valvole per le operazioni di gonfiaggio e sgonfiaggio.  
Il bladder principale segue tutto il profilo dell’ala e costituisce quindi il bordo d’attacco della vela. E’ detto anche T1.  
I bladders secondari sono invece disposti lungo la vela perpendicolarmente al bordo di attacco, e grazie alla loro forma danno il profilo alare all’aquilone.   
Il bladder secondario che si trova al centro della vela viene identificato anche con la sigla T2; a destra e a sinistra del T2 si troveranno due bladders uguali tra loro (detti T3); mano a mano che ci spostiamo verso le estremità della vela possiamo trovare altre coppie di bladders secondari (T4, T5 ecc.).  
Lungo il bordo di attacco e alle due estremità dell’ala (tips), si trovano dei cordini che terminano con dei nodi o delle palline: sono i punti di attacco, dei quattro cavi (linee) che serviranno a pilotare il kite e a trasmettere al pilota la trazione da esso esercitata. A seconda del tipo di kite che stiamo utilizzando possiamo trovare 4 o più punti di attacco, perché in alcuni modelli le linee si ramificano (briglie).   
Le linee si collegano ai punti di attacco con dei semplici nodi a bocca di lupo, e scegliendo un nodo più o meno vicino al kite è possibile regolare la lunghezza delle linee stesse.  
Bordo d’entrata  
Bordo d’uscita
Intradosso
Estradosso
Bladder Principale     
Bladders secondari
Punti d’attacco
Nodo a bocca di lupo

Il boma o barra (bar) è lo strumento ci permette di controllare il kite. Solitamente è costruito in alluminio o carbonio, rivestito di gomma antisdrucciolo. Alle estremità della barra ci sono due concavità su cui si possono riavvolgere le linee, dette avvolgicavi.  
Nella parte frontale del kite, direttamente alle estremità del leading edge o tramite un apposita brigliatura, vanno collegate le due linee anteriori (front-lines), che convergono poi in un unico cavo passante dal centro del boma, chiamato cima del depower.   
Le due linee posteriori (back-lines) si collegano invece alle estremità del bordo di uscita della vela e ai due estremi del boma.  
N.B. tra un modello di kite e l’altro possono esistere piccole differenze nel sistema di collegamento dei cavi, è bene quindi attenersi al manuale d’uso del produttore.  
Su molti kite è presente anche una quinta linea, o quinto cavo, che facilita le manovre di decollo del kite dall’acqua, ed è inoltre un efficace sistema di sicurezza che permette di annullare la trazione del kite in caso di necessità. Negli ultimi anni, in alcuni modelli la quinta linea ha assunto anche una funzione strutturale, perché aiuta la leading edge a mantenersi in una forma aerodinamicamente più efficiente (SLE: supported leading edge). . Il sistema di trim del de-power è una regolazione che ci permette di variare la lunghezza delle linee frontali, modificando l’angolo di incidenza della vela e quindi la sua potenza/velocità. Questa regolazione viene fatta solitamente all’inizio dell’uscita, con la vela in volo, oppure ogni qual volta si renda necessario, per esempio al variare dell’intensità del vento. Anche i diversi nodi sui punti di attacco delle linee al kite e al boma danno la possibilità di regolare l’angolo di incidenza della vela prima dell’uscita.  
Quando ci agganciamo al kite tramite il chicken-loop, tutta la trazione generata dall’ala si trasmette dai cavi frontali al nostro corpo tramite l’imbragatura del trapezio, le braccia sono libere di manovrare e la barra può scorrere lungo la cima del de-power.   
Mentre pilotiamo il kite possiamo avvicinare o allontanare da noi la barra, alle cui estremità sono collegate le back lines. In questo modo andiamo a modificare l’inclinazione della vela rispetto al vento: da questa inclinazione, chiamata angolo di incidenza, dipende parte della trazione esercitata dal kite. Il sistema depower ci permette quindi di variare l’angolo di incidenza della vela mediante
Quinto cavo
Back line
Front line
Front line
Back line
Front line
Punti di attacco
Punti di attacco
Trim del de-power
Cima del de-power
Chicken loop
Sgancio d’emergenza
Barra
Avvolgicavo

Lo sgancio rapido o di sicurezza (quick release) ci permette di sventare il kite in caso di emergenze o comunque ogni volta che vogliamo annullare la trazione. Esistono diversi tipi di sgancio di sicurezza (moschettoni, fascette in velcro, sistemi ad incastro, …) ma lo scopo è sempre quello di poterci svincolare facilmente dal boma: a questo punto il kite rimane collegato a noi solo per una o due linee, capovolgendosi o distendendosi a bandiera, e non genera più trazione.   


LE TAVOLE  
Quando questo sport era agli inizi, si modificarono delle tavole da surf e windsurf per poter navigare, creando una tavola con una prua (parte davanti) e una poppa (parte posteriore). In questo tipo di tavole direzionali le streps, cioè le fascette in cui infilare i piedi per mantenerci agganciati alla tavola, sono posizionate verso la poppa della tavola.
Oggi invece si utilizzano più comunemente le tavole bi-direzionali (twin-tip). Sono tavole simmetriche, quindi non dovremo cambiare posizione dei piedi negli streps nei cambi di direzione, perché prua e poppa alternano il loro ruolo. Le bi-direzionali, agili e divertenti esprimono al meglio lo sport del kitesurf. Esistono modelli  con lunghezze attorno ai 160-150 centimetri ed un discreto volume, utili nelle fasi della partenza e della planata. Queste tavole possono eseguire tutte le manovre, i cambi di direzione ed i salti delle loro sorelle minori, ma hanno maggior galleggiamento, risultando il miglior compromesso per chi inizia o per chi si vuol divertire in condizione di vento leggero.   
Chi è già esperto o si trova in condizioni di “sovrainvelatura” può utilizzare invece tavole lunghe 140-120 centimetri, dal volume molto ridotto. Il profilo sottile di queste twintips taglia le onde e rimane sempre “aggrappato” all’acqua dando sicurezza e controllo anche con vento forte, e durante il salto le ridotte dimensioni danno la sensazione di non aver nulla ai piedi. Con poco vento però si rischia di rimanere in spiaggia a guardare surfare chi possiede tavole di maggiori
Uno dei sistemi di sicurezza più semplici e comuni è costituito da un cordino elastico (leash) fissato al nostro trapezio che viene collegato tramite un sistema a doppia anello a una delle linee frontali o posteriori.   
Una volta azionato lo sgancio di emergenza, la barra scorre lungo questa linea permettendo al kite di sventarsi.  Spesso purtroppo questa operazione ha come conseguenza grossi aggrovigliamenti dei cavi, che ci impediscono di far ripartire il kite.     
Molte vele utilizzano come efficace sistema di sicurezza la quinta linea, o quinto cavo, che corre dal boma fino al leading edge. In questo caso dobbiamo collegare il leash elastico all’etremità di questo cavo (2), in modo che una volta azionato lo sgancio di emergenza la barra scorra via lungo la quinta linea fino fermarsi su una “stopper ball”; la posizione della stopper ball è calcolata per permettere al kite di sventarsi  e mantenersi in posizione rovesciata, neutra rispetto al vento.   
In qualsiasi momento potremo recuperare il quinto cavo fino a riprendere in mano il boma e rilasciare lentamente la quinta linea per riportare il kite in assetto di volo.   
Come vedremo più avanti, il quinto cavo, oltre che essere un valido sistema di sicurezza, risulta utile nelle fasi di rilancio della vela dall’acqua o in qualsiasi situazione in cui si voglia annullare temporaneamente la trazione della vela.

dimensioni… Anche la larghezza della tavola ha la sua importanza: in media le tavola hanno larghezze che vanno dai 37 ai 40 centimetri.   
Si trovano in commercio anche tavole “mutant” che possono essere utilizzate come monodirezionali o bidirezionali a seconda di come vengono montate, oppure modelli appositamente studiati per l’uso nelle onde (surfini). Da qualche anno inoltre si stanno sviluppando tavole direzionali ad alto volume e con pinne fino a 50 cm, appositamente pensate per le discipline “race”, cioè per le competizioni su percorso, dove contano soprattutto velocità e stabilità.  
Il rocker è la curvatura della tavola: una curvatura accentuata è utile alla manovrabilità sulle onde, un rocker minore facilita la bolina.  
I rails sono i bordi della tavola: i profili molto sottili tagliano bene l’acqua, ma sono taglienti e quindi  pericolosi in caso di cadute.  
Il leash è la cima con cui possiamo agganciare la tavola al nostro trapezio o alla caviglia, per recuperarla facilmente dopo una caduta. Ad ogni nostra caduta il leash è soggetto a notevoli sollecitazioni e quindi deve essere molto resistente, e sono da preferire i modelli elastici o ammortizzati. Il leash va agganciato con a un’estremità della tavola (mai alla maniglia o alle streps), e rende necessario l’uso del casco, perché crea un effetto fionda che riporta la tavola verso l’uomo. Per questo motivo, una volta che abbiamo acquisito sufficiente autonomia nella gestione del kite, è preferibile non utilizzare il leash e recuperare la tavola facendoci trainare dal kite a corpo libero.    
Gli streps, cioè le fascette in cui si infilano i piedi, hanno una notevole importanza sia per il nostro confort che per il controllo della tavola: in andatura devono poter trasmettere le pressioni delle varie parti del piede. Buone streps devono essere abbastanza avvolgenti, e aderire da metà delle dita fino al collo del piede, ma permettere comunque una certa libertà di movimento. Esistono streps regolabili che hanno il vantaggio di potersi stringere o allargare con facilità, senza dover essere smontate e rimontate. Sono perfette quindi per tavole che vengono usate da più persone o se si utilizzano spesso scarpette o calzari.   
Le pads  sono i tappettini antisdrucciolo incollati o avvitati alla tavola dove appoggia il piede; ne troviamo di più o meno ergonomiche, e devono permettere al piede di aggrapparsi con fermezza ma anche di poter scivolare fuori con facilità a necessità.   
Gli stivaletti o “bindings” da wakeboard, per un kitesurf estremo, rendono il piede un tutt’uno con la tavola, scaricano parzialmente lo sforzo dalle caviglie e permettono di contrastare maggiormente
   Tavola bidirezionale                 Tavola da onda/surf               Tavola da gara/race   Leash


L’EQUIPAGGIAMENTO  
Oltre alle vele e alle tavole, completano l’equipaggiamento base del kiter il trapezio, la muta, il salvagente e il casco.  
Il trapezio è l’imbragatura con la quale saremo agganciati alla vela, e riceve tutte le sollecitazioni del kite trasmettendole al nostro corpo. Dovrà risultare assolutamente robusto e confortevole. Controllate in particolar modo che i sistemi di chiusura permettano di agganciarsi in modo rapido e sicuro. Durante le fasi di apprendimento sono da preferire i modelli a seduta, con cosciali da agganciare anche intorno alle gambe, in quanto non salgono fino al torace come spesso succede invece con i modelli a fascia. Al momento dell’acquisto i trapezi vanno sempre provati agganciandosi e simulando la trazione del kite per verificarne il confort. Accertiamoci che i cosciali non siano fastidiosi all’inguine e che il gancio di metallo non salga sopra le protezioni.  
Non sottovalutate mai l’importanza della muta: il nostro corpo perde continuamente calore per effetto dell’evaporazione del sudore, del vento e dell’acqua, e anche da esperti potremmo essere costretti a rimanere in acqua a lungo a causa di rotture impreviste dei materiali. La muta in neoprene è necessaria per proteggersi dal freddo, ma anche per attutire eventuali urti e abrasioni contro la tavola. Una muta della giusta taglia, confortevole e di buona qualità, ci permetterà di muoverci agevolmente e di rimanere sempre caldi, trasformando lo sport in puro divertimento. A seconda della temperatura dell’acqua, possiamo optare per una muta shorty con maniche e gambe corte, o per una muta lunga che ci protegga anche braccia e gambe. Lo strato di neoprene è solitamente più spesso sul busto e più sottile su maniche e gambe, e viene indicato con dei numeri che rappresentano i millimetri di spessore: una muta 5/3 ha quindi 5 mm di neoprene su pancia e schiena, 3 mm su gambe e braccia. Alcune mute hanno cuciture e cerniere particolari che impediscono quasi totalmente all’acqua di penetrare, ma ovviamente perdono il loro potere isolante al primo taglietto. Possiamo prolungare la vita della nostra muta indossando sopra la muta stessa una maglietta di lycra e dei pantaloni leggeri. Piccoli taglietti o abrasioni si riparano abbastanza facilmente con prodotti appositi (neoprene liquido, colle speciali).   
Esistono anche tute stagne in goretex o altri tessuti, molto leggere, completamente impermeabili, sotto le quali è possibile indossare normali indumenti in felpa o pile, e che quindi permettono di affrontare anche temperature dell’acqua anche molto rigide.   
In condizioni particolarmente fredde, si possono indossare sotto la muta speciali corpetti in neoprene, metallite o in altri tessuti isolanti, nonché guanti e calzari.
Se abbiamo la fortuna di praticare kitesurf in zone tropicali o comunque dove la temperatura è davvero molto calda, possiamo fare a meno della muta, ma è necessario indossare dei pantaloncini e maglietta per proteggerci dal sole e dallo sfregamento del trapezio. Le magliette in lycra, ormai diventate un accessorio d’uso comune, sono nate proprio con lo scopo di proteggere dai raggi solari.  
Il giubbino salavagente è obbligatorio in quasi tutte le spiagge italiane. Scegliamolo del tipo omologato CE, anche per non incorrere in possibili multe. Un buon salvagente deve essere abbastanza aderente per non “ballare” troppo una volta in acqua, ma sufficientemente comodo per permetterci di respirare e muoverci liberamente. Ricordatevi di provarlo indossando anche il trapezio . Ci sono modelli studiati specificatamente per il kiteboard, con imbottiture che proteggono dall’impatto con l’acqua o con la tavola in caso di cadute, o con il trapezio incorporato.  
Elmetto o casco: al momento non esiste una norma generale che obblighi all’uso del casco, se non quella del buon senso: abbiamo già visto infatti che l’uso del casco diventa indispensabile quando si utilizza il leash di sicurezza della tavola. Alcune Capitanerie di Porto o amministrazioni  locali hanno emanato delle ordinanze prescrivendone l’uso ai kiters: sempre meglio informarsi prima di uscire in uno spot che non conoscete.   
 
 
 
 
 

 
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