Cerca

GUIDA KITESURF/3 Il kite. Vero protagonista di uno sport che fa innamorare.

Il fascino di guidare un aquilone lo impariamo da bambini. Riuscire a volare insieme ad esso è il sogno di ogni fanciullo che diventa realtà.



Kite tradotto dall’inglese significa semplicemente aquilone; quello che andremo ad utilizzare però non è certo il classico “cervo volante” con cui giocavamo da bambini, ma un vero e proprio attrezzo sportivo. Opportunamente manovrato, il kite può generare una forza tale da sollevare il nostro peso con facilità, così come può rimanere stabile, in attesa di un comando, senza sviluppare trazione.

Esistono kite a cassoni (foil), simili a vele da parapendio, ma di minori dimensioni. Sono costituiti da varie celle che si gonfiano per effetto del vento che entra da apposite bocche.  Le ali a cassoni una volta in volo mantengono la loro forma grazie a un sistema di briglie, a cui si collegano 2 o 4 cavi per il pilotaggio. La loro leggerezza li rende in grado di volare anche con vento  molto leggero. Sono ali perfette per essere utilizzate a terra, per esempio per praticare buggy o kitesnow, ma anche per i nostri primi esercizi. In acqua invece si utilizzano prevalentemente i kite gonfiabili.


Come il nome stesso suggerisce, queste ali sono caratterizzate da una struttura di camere d’aria (bladders) che vengono gonfiate prima di utilizzare la vela e le conferiscono rigidità e stabilità di forma. I kite gonfiabili hanno permesso la grande diffusione del kitesurf, grazie alla loro facilità di rilancio dall’acqua e alla maggior semplicità di gestione. Andiamo quindi a conoscerli più dettagliatamente.


Come è composta l'ala

l’estradosso (upper skin): è la  superficie esterna dell’ala; l’intradosso (lower skin): è la superficie interna; il bordo d’entrata o bordo di attacco (leading edge): è  la parte anteriore dell’ala, la prima che viene colpita dal vento.  il bordo d’uscita (trailing edge): è la parte posteriore dell’ala.

Quando un flusso d’aria colpisce il bordo d’entrata si divide: una parte dell’aria scorre sull’estradosso e parte sull’intradosso, per ricongiungersi sul bordo di uscita. Come vedremo meglio in seguito, questo fenomeno è quello che permette al kite di volare.  

Nei kite gonfiabili forma e rigidità sono assicurate da alcuni tubolari gonfiabili in lattice (bladders) che sono inseriti all’interno di tasche della vela (struts). I bladders hanno una o due valvole per le operazioni di gonfiaggio e sgonfiaggio.





Il bladder principale segue tutto il profilo dell’ala e costituisce quindi il bordo d’attacco della vela. E’ detto anche T1.  

I bladders secondari sono invece disposti lungo la vela perpendicolarmente al bordo di attacco, e grazie alla loro forma danno il profilo alare all’aquilone.   

Il bladder secondario che si trova al centro della vela viene identificato anche con la sigla T2; a destra e a sinistra del T2 si troveranno due bladders uguali tra loro (detti T3); mano a mano che ci spostiamo verso le estremità della vela possiamo trovare altre coppie di bladders secondari (T4, T5 ecc.).  


Lungo il bordo di attacco e alle due estremità dell’ala (tips), si trovano dei cordini che terminano con dei nodi o delle palline: sono i punti di attacco, dei quattro cavi (linee) che serviranno a pilotare il kite e a trasmettere al pilota la trazione da esso esercitata. A seconda del tipo di kite che stiamo utilizzando possiamo trovare 4 o più punti di attacco, perché in alcuni modelli le linee si ramificano (briglie).   

Le linee si collegano ai punti di attacco con dei semplici nodi a bocca di lupo, e scegliendo un nodo più o meno vicino al kite è possibile regolare la lunghezza delle linee stesse.


La barra

Il boma o barra (bar) è lo strumento ci permette di controllare il kite. Solitamente è costruito in alluminio o carbonio, rivestito di gomma antisdrucciolo. Alle estremità della barra ci sono due concavità su cui si possono riavvolgere le linee, dette avvolgicavi.  

Nella parte frontale del kite, direttamente alle estremità del leading edge o tramite un apposita brigliatura, vanno collegate le due linee anteriori (front-lines), che convergono poi in un unico cavo passante dal centro del boma, chiamato cima del depower.   

Le due linee posteriori (back-lines) si collegano invece alle estremità del bordo di uscita della vela e ai due estremi del boma.


N.B. tra un modello di kite e l’altro possono esistere piccole differenze nel sistema di collegamento dei cavi, è bene quindi attenersi al manuale d’uso del produttore.  

Su molti kite è presente anche una quinta linea, o quinto cavo, che facilita le manovre di decollo del kite dall’acqua, ed è inoltre un efficace sistema di sicurezza che permette di annullare la trazione del kite in caso di necessità. Negli ultimi anni, in alcuni modelli la quinta linea ha assunto anche una funzione strutturale, perché aiuta la leading edge a mantenersi in una forma aerodinamicamente più efficiente (SLE: supported leading edge). . Il sistema di trim del de-power è una regolazione che ci permette di variare la lunghezza delle linee frontali, modificando l’angolo di incidenza della vela e quindi la sua potenza/velocità. Questa regolazione viene fatta solitamente all’inizio dell’uscita, con la vela in volo, oppure ogni qual volta si renda necessario, per esempio al variare dell’intensità del vento. Anche i diversi nodi sui punti di attacco delle linee al kite e al boma danno la possibilità di regolare l’angolo di incidenza della vela prima dell’uscita.  


Quando ci agganciamo al kite tramite il chicken-loop, tutta la trazione generata dall’ala si trasmette dai cavi frontali al nostro corpo tramite l’imbragatura del trapezio, le braccia sono libere di manovrare e la barra può scorrere lungo la cima del de-power.   

Mentre pilotiamo il kite possiamo avvicinare o allontanare da noi la barra, alle cui estremità sono collegate le back lines. In questo modo andiamo a modificare l’inclinazione della vela rispetto al vento: da questa inclinazione, chiamata angolo di incidenza, dipende parte della trazione esercitata dal kite. Il sistema depower ci permette quindi di variare l’angolo di incidenza della vela.


Lo sgancio rapido o di sicurezza (quick release) ci permette di sventare il kite in caso di emergenze o comunque ogni volta che vogliamo annullare la trazione. Esistono diversi tipi di sgancio di sicurezza (moschettoni, fascette in velcro, sistemi ad incastro, …) ma lo scopo è sempre quello di poterci svincolare facilmente dal boma: a questo punto il kite rimane collegato a noi solo per una o due linee, capovolgendosi o distendendosi a bandiera, e non genera più trazione.  


140 visualizzazioni0 commenti